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domenica, novembre 26, 2006
IL ROMANZO REALISTA, HONORE' DE BALZAC E LA COMEDIE HUMAINE
Il romanzo realista del primo e secondo Ottocento celebra soprattutto con Balzac, in Occidente, il trionfo dell'intraprendenza dei tanti arrampicatori sociali che pullulano in un'epoca economicamente dinamica. Nel contempo rivela che per la borghesia il denaro è il valore supremo e l'apparire conta più dell'essere. Sembra il quadro della nostra società...
Papà Grandet
Il signor Grandet - viveva a Saumur una cittadina sulla Loira - , chiamato dai suoi vecchi amici papà Grandet, nel 1789 era un agiato mastro bottaio che sapeva leggere, scrivere e fare i propri conti. Aveva sposato la figlia di un ricco commerciante di legnami. Messo insieme tutto il denaro liquido che possedeva compresa la dote della moglie, riuscì ad avere la somma di duemila luigi d'oro e con questo capitale si recò al distretto dove mediante una lauta mancia offerta da suo suocero al sovrintendente repubblicano alla vendita dei beni nazionali, riuscì ad avere con poca spesa e legalmente, se non legittimamente, i più bei vigneti del circondario, un'antica abbazia e alcune fattorie. I cittadini di Saumur giudicarono papà Grandet un uomo coraggioso, vero repubblicano e patriota dalla mente aperta verso le nuove idee, ma in verità il bottaio si preoccupava soltanto delle sue vigne... Finanziariamente parlando Grandet aveva della tigre e del serpente boa: sapeva nascondersi, rannicchiarsi, studiare a lungo la preda, per poi saltarle addosso: quindi apriva la bocca della sua borsa, inghiottiva un mucchio di denaro, e poi si assopiva con tranquillità come il serpente che digerisce, impassibile, freddo, metodico. Vedendolo passare, non si poteva non provare un senso di ammirazione, misto di rispetto e di paura. Chi, in Saumur, non aveva fatto la garbata conoscenza dei suoi artigli d'acciaio?
Abbiamo tutte le coordinate necessarie per conoscere Grandet e interpretare le sue azioni e i suoi comportamenti. Sappiamo che si è fatto da sè, arrivando al vertice economico con pervicacia e protervia: umile bottaio, sposa non a caso la figlia di un venditore di legnami, assicurandosi così, presumibilmente a condizioni di estremo favore, il legname per la sua attività di costruttore di botti. Approfitta dei rivolgimenti politici per far fiorire i propri affari e, grazie alla corruzione, ottiene a poco prezzo beni immobiliari e terreni di grande pregio. E' un uomo spregiudicato che compra con abilità e vende con genialità, trasformando il suo gruzzolo in un tesoro sempre più ampio. E' il protagonista dell'accumulatore che però, a differenza dell'avaro della tradizione letteraria, incarna la mentalità della borghesia : fa profitti, ma continuamente li investe, creando denaro dal denaro. Mi passano davanti agli occhi tanti "papà Grandet" dei nostri giorni...
mercoledì, giugno 22, 2005
RECLUSI CON TUTTI I CONFORT
Già durante il conclave per eleggere il successore di BenedettoXI, deceduto il 7 luglio 1304, i cardinali si concessero un certo allentamento della disciplina conclavistica. Essi decisero di farsi accompagnare dai loro medici, oltre che da speziali, confessori e barbieri. Tutte queste persone avevano la libertà di entrare e uscire dal conclave. I cardinali i primi tre giorni ebbero tutti gli alimenti che desiderarono. Cinque giorni dopo ebbero diritto ad un solo abbondantissimo pranzo, poi si diede loro soltanto pane, vino e acqua. Dopo otto giorni ricevettero solo pane e vino, ma " segretamente e per vie nascoste si portarono diversi alimenti ai cardinali da parte dei familiari". La clausura non era completa: i cardinali potevano uscire per la ricreazione, da un portico. La maggior parte dei cardinali aveva due servitori, alcuni persino tre o quattro. " In ottobre, i cardinali si costruirono piccole case di legno coperte da tele cerate", affinchè ciascuno potesse dormire senza essere visto dagli altri. Fecero entrare nel palazzo vino, legna, paglia e tutto il necessario per passare l'inverno. Per gli ambasciatori aragonesi, ciò non fu di buon augurio: il papa Clementino V , infatti, fu eletto un anno dopo , il 5 giugno 1305.
martedì, giugno 14, 2005
CHI NON DECIDE NON MANGIA
Gregorio X, ricordando gli avvenimenti di Viterbo, fece adottare dal secondo concilio di Lione una costituzione ( Ubi periculum ) che esigeva l'assoluta clausura dei cardinali in caso di elezione del papa.
Alla morte del papa, i cardinali presenti nella città in cui il pontefice era spirato, non dovevano aspettare per più di dieci giorni i loro colleghi assenti.
Trascorso questo termine, gli alti prelati si dovevano riunire nel palazzo dove era morto il papa, in un "conclave" ( unum conclave :con la chiave ovvero "sottochiave" ).
I cardinali erano obbligati ad abitare sotto lo stesso tetto. Nessuno poteva entrare nè uscire. Ogni deroga sarebbe stata punita con la scomunica immediata.
Gli alimenti erano passati attraverso una finestra, così stretta da impedire a chiunque di introdursi nel conclave e di avvicinare i cardinali!
" Se, tre giorni dopo l'inizio del conclave, il papa non era ancora stato eletto, veniva nei cinque giorni successivi servita una sola pietanza sia a pranzo che a cena; trascorsi questi cinque giorni, e fino all'elezione, i cardinali dovevano accontentarsi di pane, vino e acqua".
giovedì, giugno 09, 2005
CARDINALI SOTTO CHIAVE
Un primo passo verso il conclave ( clausura per gli elettori ) fu compiuto non per volontà dei cardinali, alla morte di Gregorio IX (1241). Per sollecitare gli alti prelati che erano divisi a causa del conflitto tra il Papato e l'imperatore Federico II e non riuscivano a trovare un accordo, il senatore di Roma Matteo Rosso Orsini li rinchiuse nel palazzo romano del Septizonium, sorta di fortezza dove avevano avuto luogo in precedenza le elezioni di Innocenzo III e di Gregorio IX. Una situazione analoga si presentò durante la sede vacante avutasi con la morte di Clemente IV (1268). Dopo un anno e mezzo di trattative, i cardinali ( erano soltanto diciotto) che risiedevano a Viterbo, furono rinchiusi dal capitano del popolo e dal podestà nel palazzo del vescovo. Fu rimosso il tetto del palazzo e lasciarono passare solo pane e acqua. I cardinali reagirono immediatamente e pretesero l'uscita di tre cardinali ammalati e la riparazione del tetto. La "reclusione" durò tre mesi e non accellerò l'elezione di un nuovo papa: ci volle quasi un anno prima che fosse eletto Gregorio X (1271).
continua...
giovedì, maggio 05, 2005
L'elezione del PAPA RE
Risale al 1059 il diritto esclusivo dei cardinali di eleggere il Papa. Ma i cerimoniali che raccontano i riti e i modi che nei secoli centrali del Medioevo regolavano l'elezione del pontefice, risalgono alla fine del XII secolo ad opera di due personaggi della corte papale, Albino e Cencio .
Essi raccontano che dopo la sepoltura del Papa, i cardinali si riuniscono in un luogo conosciuto o in una chiesa. Lì, il terzo giorno, dopo la messa dello Spirito Santo, inizia l'elezione.
L'elezione doveva essere decisa dalla maggioranza dei due terzi dei cardinali presenti, in rispetto del decreto del terzo concilio Lateranense( 1179). Erano i cardinali a decidere il luogo conosciuto dove riunirsi per l'elezione e non vi era norma che esigeva qualsiasi clausura per gli elettori.
domenica, aprile 24, 2005
La morte del Magno
Quando il 10 giugno del 323 a.C., in un giorno descritto come cupo e nuvoloso, Alessandro morì , nacque un mito. A volte eccessivo e spesso imbarazzante. Gli storici dell'epoca raccontano che il sarcofago d'oro di Alessandro impiegò due anni per arrivare a Memfi per una prima sepoltura e successivamente ad Alessandria. Questa volta la volontà del Magno non fu rispettata: Alessandro voleva essere sepolto nell'oasi di Siwa. Nessun prodigio accompagna la sua morte: il diario di corte riferisce soltanto : muore.
"Muore, solo, ma circondato dagli amici di una vita, muore vincitore, avendo conquistato il più grande degli imperi; muore sconfitto, per non aver visto il grande mare orientale, convinto che l'orlo del mondo fosse appena più in là. Muore l'uomo che ha avuto la visione di un sogno e il coraggio di realizzarlo. Muore un uomo che ha cambiato il mondo, e che per farlo è stato disposto a cambiare se stesso. Muore Alessandro. Non aveva ancora trentatrè anni."A. Cecchi Paone
"Or avvenne che Alessandro [...], dopo aver sconfitto Dario re di Persia e dei Medi, ingaggiò molte battaglie, prese tutte le fortezze, uccise i re delle genti, s'avanzò fino all'estremità della Terra, depredò una quantità di nazioni. E il mondo tacque davanti a lui." Bibbia, Maccabei, 1,1, 1 - 3
mercoledì, marzo 23, 2005
Il paese dell'utopia
Dioniso lasciò " i campi ricchi d'oro della Lidia", "le pianure della Frigia" e giunse sulle rive dell'Indo. Il dio era seguito da un corteo trionfale di uomini, di donne e di satiri. Le donne portavano serpenti intrecciati tra i capelli sparsi, la fronte ornata di foglie di edera e di quercia, abiti colorati.Davano il petto ai cerbiatti e ai piccoli lupi; e se qulcuno toccava la roccia o frugava la terra con un ramo, ne sgorgava una sorgente d'acqua limpida , una bianca onda di latte o un fiotto di vino, e il nettare delle api.
Appena divenne signore degli indiani, Dioniso insegnò a venerare gli dèi, fondò città, diede leggi, introdusse la coltura della vite e del grano. L'India era piena di segni del suo passaggio.
A ricordo di quella spedizione, l'India diventò, per i Greci del quinto e del quarto secolo, che leggevano i libri di Ctesia, il paese dell'utopia.
Magiche fontane versavano oro liquido, che si solidificava appena qualcuno l'attingeva con una brocca di terracotta...oppure un'acqua ghiacciata usciva gorgogliando e rumoreggiando dalla roccia, gettando violentemente per aria gli uomini e gli animali che vi immergevano il piede....Un albero lasciava cadere le sue lacrime nell'acqua dei fiumi e ognuna di queste lacrime si induriva, formando una goccia della preziosissima ambra. La natura in India aveva violato ogni legge. Un pezzo di ferro, nascosto in fondo alle fontane magiche, allontanava le nubi, la grandine e gli uragani...pappagalli barbuti parlavano il greco e l'indiano: una specie di asino selvatico portava sulla fronte un corno color bianco, porpora e nero, che salvava dalle convulsioni, dall'epilessia e dai veleni.... Il martichoras, col viso simile a quello di un uomo e il corpo del leone, tendeva la corda come un arco, lanciando dardi capaci di uccidere uomini e animali.
L'esercito di Alessandro non incontrò le meraviglie descritte da Ctesia. Eppure, quando leggiamo i frammenti di Nearco, Aristobulo e Onesicrito che accompagnarono Alessandro fino in India, o quelli di Megastene che vi giunse una generazione dopo, abbiamo ancora l'impressione di un paese incantato.
Quando il sole è a metà della sua corsa, nessun oggetto fa ombra: molti astri sono assenti dal cielo. L'acqua di un fiume è così leggera che nessuno può nuotarvi, nessuna nave o barca navigarvi, e ogni cosa cola a picco. Le ostriche formano uno sciame come le api: anch'esse hanno un re e una regina. Il paese è popolato da una moltitudine di serpenti e di elefanti ( elefanti che combattono in guerra come feroci guerrieri, suonano i cembali e ballano, e si comportano con una gentilezza sconosciuta agli esseri umani).
Così, anche dopo la spedizione di Alessandro, l'India continuò a rimanere per i Greci il paese dell'utopia.
venerdì, marzo 18, 2005
"Se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene
Alessandro è in procinto di partire per mettere in atto l'invasione dell'Asia. Affida il suo regno ad Antipatro e distribuisce doni agli amici che lo seguiranno nell'ardua impresa. In quel tempo si parlava molto di un filosofo, tal Diogene che stava a Corinto, che viveva in totale povertà dentro una botte e si aggirava con una lanterna in mano dicendo di voler trovare l'Uomo. Alessandro decide di incontrarlo e si reca a Corinto:Diogene è steso nudo in terra a godersi il calore del sole. L'ombra di Alessandro arriva fino al volto del filosofo che apre gli occhi. Il Magno, con voce sommessa e gentile si presenta come il re dei macedoni e promette al filosofo qualunque cosa desideri. "E allora scostati dal sole", risponde Diogene e poi richiude gli occhi. Alessandro si sposta e si allontana meditando. Tutto potrebbe offrirgli, meno la luce del sole
Sulla via del ritorno, rivolto ad un suo fedele accompagnatore, disse: " se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene"
giovedì, marzo 17, 2005
Non sono soltanto le armi a forgiare la Storia
Le donne di Alessandro hanno lasciato un'impronta indelebile. La storiografia ufficile le ha in genere trascurate limitandosi a ricordare gli amori omosessuali ( Stone nel film risalta questo aspetto) del grande condottiero.
Quasi tutte bellissime, in molti casi feroci.Spesso abili strateghe, sempre vere protagoniste della Storia, con destini fuori dall'ordinario che le avvicinano alle eroine dell'epica e del teatro greco.
Queste donne sono state per Alessandro, amanti, amiche, donne coraggiose e feroci: Olimpiade mandò alla sua avversaria sconfitta, Euridice, una corda, una tazza di cicuta e una spada. Perchè scegliesse lei come uccidersi.
La cortigiana Taide spinge Alessandro a bruciare il palazzo reale di Persepoli come vendetta per l'incendio dell'acropoli ateniese da parte dei persiani, avvenuto centocinquant'anni prima... Non è tanto l'azione violenta a incuriosirci quanto la possibilità di apprendere che Alessandro lungo le strade pericolose e deserte dell'Asia, non portasse soltanto soldati armati sino ai denti. Con lui c'erano donne che hanno affrontato il freddo, la fame, il caldo torrido, le malattie e la morte. Prostitute ma anche donne di alta intelligenza.
giovedì, marzo 10, 2005
OLIMPIADE Questa orgogliosa discendente di Achille, è una principessa d'Epiro.E' devota a Dioniso, è una menade, una baccante, una sacerdotessa dell'estasi. Un'invasata che guidava le processioni e tirava fuori dalle ceste ricolme d'edera i suoi adorati serpenti e li passava - docili ai suoi ordini - alle fedeli.Sacrificaava migliaia di animali per i riti sacri. La notte che precede l'ingresso di Olimpiade e di Filippo nella stanza nuziale, ella sogna che un lampo, seguito da un tuono, la colpisca al seno.Vergine, concepisce immaterialmente, al passaggio di questa luce folgorante, un figlio di cui fisicamente, dopo la consumazione delle nozze, Filippo resta il genitore. Quindi Alessandro è un uomo - dio e tutto il suo destino consisterà nell'attuare storicamente il mistero di questa origine divina. La storia ce la consegna come un'avida di potere che fa uccidere Filippo per favorire l'ascesa di Alessandro al trono. Nessuna delle altre cinque mogli di Filippo avrebbe potuto competere con lei per stirpe e bellezza. Filippo sulla soglia della mezza età , si innamora di Euridice una leggiadra fanciulla macedone e decide di sposarla perchè aspetta un figlio da lui. Le altre cinque mogli considerano la cosa con indifferenza, ma la regina Olimpiade guarda oltre l'amore. Euridice è macedone e i figli nati da lei potevano sconvolgere i piani di Olimpiade circa la successione al trono di suo figlio. Per fortuna ad Euridice nasce una bambina, Europa. Successivamente partorisce un figlio maschio che viene subito ucciso.
Alla morte di Filippo, Olimpiade fa uccidere Euridice e la piccola Europa. Olimpiade, una donna mistica, litigiosa e capace di mostruose atrocità influì sul carattere e sullo sviluppo della personalità di Alessandro. Il giovane eroe per gli ultimi undici anni della sua vita non la vide mai, anche se si menzionano carteggi epistolari mai trovati. Alla morte precoce del figlio, Olimpiade si batte con accanimento e diviene regina della Macedonia dall'autunno del 317 alla primavera del 316. Viene uccisa da Cassandro - sospettato di aver tramato l'uccisione del Magno - che prende il trono della Macedonia.
Lo storico Giustino ricorda che non si sottrasse alla spada, non urlò scompostamente come si diceva facessero le donne, affrontò la morte come un uomo valoroso secondo la gloria della sua antica stirpe. Olimpiade in punto di morte si aggiustò i capelli e coprì con la veste le gambe perchè nulla di indecoroso si potesse scorgere nel suo corpo.
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